Di Redazione AGTM
In collaborazione con Laboratorio di Criminologia
La recente conclusione della vicenda giudiziaria legata al gioielliere Mario Roggero ha riacceso con forza un dibattito mai sopito: fino a che punto il diritto penale può e deve spingersi nel giudicare la condotta umana in condizioni di estrema minaccia vitale?
Per rispondere a questa domanda, l’Associazione Giuristi Terzo Millennio (AGTM), in collaborazione con l’AICIS e il canale Laboratorio di Criminologia, ha promosso un importante momento di confronto e approfondimento multidisciplinare.
Al dibattito hanno preso parte autorevoli esperti del settore:
- Dott. Giuseppe Lodeserto, Sociologo, Criminologo e Presidente AICIS Puglia;
- Avv. Gabriele Colasanti, Avvocato Penalista e Presidente AGTM;
- Dott. Fabio Fedeli, Psicologo, Criminologo e Magistrato Onorario;
- Dott. Roberto Colasanti, Criminologo Investigativo e Presidente AICIS Città Metropolitana di Roma.
Il nodo dogmatico: l’Articolo 90 c.p. alla prova della Scienza
Il punto di partenza dell’analisi riguarda il percepito cortocircuito tra i dogmi della legge vigente e le moderne scoperte neuroscientifiche. Il codice penale italiano, con la rigidità dell’art. 90 c.p., equipara ancora oggi gli stati emotivi e passionali a fattori che non escludono né diminuiscono l’imputabilità.
Tuttavia, la biologia del trauma e la psicologia forense mostrano un quadro ben diverso:
- Il Sequestro dell’Amigdala: In caso di aggressione a mano armata, si attiva una risposta neurobiologica ancestrale che scavalca i circuiti della corteccia prefrontale dorsolaterale, responsabile della pianificazione razionale e dell’inibizione degli impulsi.
- Il Tunnel Cognitivo: Il soggetto vittima di un attacco violento subisce una drastica riduzione della percezione spazio-temporale (tachypsychia). La mente si focalizza unicamente sulla sopravvivenza immediata.
- La Coda dello Stress Acuto: L’inondazione ormonale da catecolamine e cortisolo non cessa nell’istante esatto in cui l’aggressore desiste o sfila dalla scena. La “minaccia percepita” può protrarsi per minuti, mantenendo l’organismo in uno stato di iperarousal (iper-attivazione).
La prospettiva De Iure Condendo: Causa di non punibilità o evoluzione dell’imputabilità?
Se dal punto di vista neuroscientifico è accertata la transitoria alterazione dei processi decisionali sotto stress traumatico, la vera sfida si sposta sul piano della politica criminale.
È ipotizzabile introduzione di un’esimente o di una causa di non punibilità per “reazione da stress post-traumatico acuto”? Oppure occorre valorizzare gli strumenti già presenti nel nostro ordinamento, come la rilettura dell’eccesso colposo (art. 55 c.p.) e il vizio parziale di mente (art. 89 c.p.), alla luce della storica sentenza delle Sezioni Unite “Raso” (n. 9163/2005)?
Come emerso dal confronto tra i relatori, la scelta non è mera contabilità biologica, ma una fondamentale valutazione di valore: determinare dove lo Stato debba tracciare il confine della responsabilità individuale di fronte alla reazione incontrollabile della vittima di un reato violento.
Guarda l’approfondimento completo
L’articolo riassume soltanto alcune delle direttrici emerse durante il tavolo di lavoro. Per ascoltare gli interventi integrali e l’analisi dettagliata degli aspetti giuridici e criminologici, vi invitiamo a guardare il video completo disponibile sul canale Laboratorio di Criminologia.
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