Tribunale Velletri, Sent., 28/07/2022, n. 1568 – REGOLARITA’ NOTIFICA CARTELLA ESATTORIALE – DIFETTO DI GIURISDIZIONE – by Admin

Con atto di citazione ai sensi dell’art. 616  c.p.c. , la Società opponente ha introdotto un giudizio di merito afferente all’opposizione proposta avverso l’atto di pignoramento di crediti verso terzi emesso dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione, ai sensi dell’art. 72-bis  D.P.R. n. 602 del 1973 , in ragione del mancato pagamento delle presupposte cartelle, oltre che del prodromico avviso di accertamento esecutivo n. (…) (codice atto (…)).

Parte ricorrente ha preliminarmente esposto di aver “acquistato, da una diversa Srl, l’azienda esercente l’attività agricola e la gestione di fondi rustici ed ha altresì affermato di aver ricevuto tale atto di pignoramento, in qualità di cessionaria, responsabile in solido ai sensi dell’art. 5  D.Lgs. n. 472 del 1997 .

Tanto premesso, a fondamento del proprio ricorso, la società contribuente ha eccepito: 1) la decadenza dalle pretese impositive, 2) l’omessa notificazione delle cartelle presupposte all’intimazione, 3) la violazione dell’art. 14 , commi 4 e 5, D.Lgs. n. 472 del 1997 , 4) la violazione dell’art. 6  L. n. 212 del 2000 , stante la carenza di motivazione dell’intimazione impugnata, 5) l’intervenuta autonoma impugnazione dell’avviso di accertamento esecutivo, in relazione al quale sarebbe pendente un autonomo ricorso per cassazione.

Si costituiva, con il proprio atto, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione chiedendo che il ricorso di controparte fosse respinto.

Preliminarmente l’Agenzia delle Entrate rileva che le cartelle esattoriali oggetto di giudizio, recano pretese impositive di natura tributaria. Ne consegue pertanto, in relazione ai crediti in esse contenuti:

– per un verso, il difetto di giurisdizione del Tribunale adito, in favore del giudice tributario, relativamente all’eccezione di omessa notificazione delle cartelle sottese al PPT opposto, in quanto, per come statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, “L’opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento, che il contribuente assume essere viziato da nullità derivata dall’omessa notificazione degli atti presupposti, si risolve nell’impugnazione del primo atto in cui viene manifestato al contribuente l’intento di procedere alla riscossione di una ben individuata pretesa tributaria: l’opposizione, pertanto, è ammissibile e va proposta davanti al giudice tributario” (Cass. civ. Sez. Unite, 05.06.2017, n. 13913 ).

– per altro verso, l’inammissibilità dell’eccezione di omessa notificazione delle cartelle sottese al PPT opposto, oltre che dei pretesi vizi formali del PPT opposto, per violazione dell’art. 57  D.P.R. n. 602 del 1973 .

Come noto, tale norma, anche in seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale del 31 maggio 2018, n. 114 , continua a stabilire espressamente la inammissibilità delle “opposizioni regolate dall’articolo 617  del codice di procedura civile relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo”.

Nella fattispecie in esame, l’odierna contribuente ha lamentato vizi di notifica degli atti presupposti al PPT, oltre che vizi formali dell’atto esecutivo stesso, che costituiscono censure riconducibili all’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617  c.p.c., come tali inammissibili nel presente giudizio.

In particolare, circa la riconducibilità a tale norma delle censure afferenti alla regolarità della notifica degli atti, si rammenta che, secondo la Corte di Cassazione, “… nel caso in cui l’opponente contesti … la ritualità della notifica degli atti precedenti, ha l’onere di proporre opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617  cod. proc. civ.” (Cass. Civ., Sez. VI, Ord. 21.12.2012, n. 23891 ; conforme, n. 2214/07).

Alla luce di quanto dedotto, ne consegue pertanto l’inammissibilità dei suindicati motivi di opposizione, per violazione dell’art. 57  D.P.R. n. 602 del 1973 .

Fermo restando quanto dedotto in punto di inammissibilità, nel merito, si evidenzia che, contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, le cartelle esattoriali presupposte all’intimazione di pagamento opposta, sono state regolarmente notificate alla società opponente come si evince pacificamente dalla documentazione allegata.

Si evidenzia in proposito che la documentazione prodotta in giudizio dall’Agente della Riscossione (estratti di ruolo e relate di notifica) è del tutto idonea ai fini della dimostrazione dell’esistenza e dell’avvenuta notificazione delle suindicate cartelle.

Ed infatti, secondo la sentenza n. 10326/14 della Corte di Cassazione , ai fini dell’assolvimento dell’onere probatorio in relazione all’avvenuta notificazione della cartella di pagamento, è sufficiente per il Concessionario l’esibizione di copia della relativa relata (nell’ipotesi di notifica mediante messo notificatore), ovvero di copia dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la cartella (nell’ipotesi di notifica a mezzo posta raccomandata a.r.), non sussistendo alcun onere, per l’Agente della riscossione di esibizione di copia della cartella stessa nel suo contenuto integrale, “nemmeno ai sensi dell’art. 26, comma 4 oggi quinto, D.P.R. n. 602 del 1973 , che peraltro ne prevede la conservazione in alternativa della “matrice” (la quale è l’unico documento che resta nella disponibilità dell’Agente nel caso opti per la notificazione della cartella di pagamento nelle forme ordinarie o comunque con messo notificatore anziché con raccomandata con avviso di ricevimento)”.

Ancor più di recente, tali principi sono stati ribaditi dalla Corte di Cassazione con Ordinanza n. 2856/19 , ove è stato affermato che “in tema di notifica della cartella esattoriale ai sensi dell’art. 26, comma 1, del D.P.R. n. 602 del 1973 , la prova del perfezionamento del procedimento di notifica e della relativa data è assolta mediante la produzione della relazione di notificazione e/o dell’avviso di ricevimento, recanti il numero identificativo della cartella, non essendo necessaria la produzione in giudizio della copia della cartella stessa” (Cass. Civ., Sez. V, Ord. 31.01.2019, n. 2856 ).

Si richiama altresì la sentenza n. 12888/15, con cui la Corte di Cassazione ha affermato che: “come questa Corte ha già avuto occasione di affermare, in tema di esecuzione esattoriale, qualora la parte destinataria di una cartella di pagamento contesti esclusivamente di averne ricevuto la notificazione e l’agente per la riscossione dia prova della regolare esecuzione della stessa (secondo le forme ordinarie o con messo notificatore, ovvero mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento), resta preclusa la deduzione di vizi concernenti la cartella non tempestivamente opposti, né sussiste un onere, in capo all’agente, di produrre in giudizio la copia integrale della cartella stessa (Cass. n. 10326 del 2014 ). La cartella esattoriale non è altro che la stampa del ruolo in unico originale notificata alla parte, ed il titolo esecutivo è costituito dal ruolo. L’amministrazione non è quindi in grado di produrre le cartelle esattoriali, il cui unico originale è in possesso della parte debitrice”.

Ad ulteriore conferma, si veda Cass. n. 9246/15  secondo cui “in relazione a detta modalità di notificazione, non è affatto necessario (…) che l’agente della riscossione produca l’originale o la copia della cartella di pagamento notificata né che dia la prova del contenuto del plico spedito con lettera raccomandata.

Nello stesso senso, la Corte di Cassazione ha ribadito che, “in tema di notifica della cartella esattoriale, ai sensi dell’art. 26, comma 1, seconda parte, del D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973 , la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione della relata di notificazione e/o dell’avviso di ricevimento, recanti il numero identificativo della cartella stessa, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento (la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335  c.c., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione)” (Cass. Civ., n. 23902/17 ).

Ed infatti, “Nell’ipotesi in cui il destinatario della cartella esattoriale ne contesti la notifica, l’agente della riscossione può dimostrarla producendo copia della relata, senza che abbia l’onere di depositarnené l’originale (e ciò anche in caso di disconoscimento, in quanto lo stesso non produce gli effetti di cui all’art. 215 , 2 comma, c.p.c. e potendo quindi il giudice avvalersi di altri mezzi di prova, comprese le presunzioni), né la copia integrale, non essendovi alcuna norma che lo imponga o che ne sanzioni l’omissione con la nullità della stessa o della sua notifica” (Cass. Civ., Sez. VI – 5, Ord. 14.07.2020, n. 14941 ).

Da ultimo i Giudici di legittimità hanno espressamente ribadito che “in materia di riscossione delle imposte, al fine di provare la notificazione della cartella esattoriale, quale atto idoneo ad interrompere la prescrizione del credito tributario, è sufficiente la produzione della relata compilata secondo l’apposito modello ministeriale, non sussistendo un onere di produzione della cartella, il cui unico originale è consegnato al contribuente. La relata, infatti, dimostra la specifica identità dell’atto impugnato, indicando non solo il numero identificativo dell’intimazione riportato sull’originale, ma anche il suo contenuto, consistente in un’intimazione di pagamento” (Cass. Civ., Sez. V, Ord. 03.11.2020, n. 24278 ).

Alla luce dell’avvenuta notificazione delle suindicate cartelle, ed in assenza di loro autonoma impugnazione innanzi alla C.T.P. di Roma, da parte della società attrice, nei cui confronti tali atti sono stati emessi, nei termini di cui all’art. 21 , comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992 , ne consegue l’inammissibilità, in sede di impugnazione dell’atto di pignoramento di crediti verso terzi, del motivo di ricorso inerente la dedotta estinzione per decadenza e/o prescrizione del diritto alla riscossione delle somme intimate, con riferimento all’intervallo temporale antecedente a tale attività notificatoria.

Tale inammissibilità deriva dal fatto che, in assenza di tempestiva impugnazione di tali atti da parte della contribuente, la stessa è decaduta dalla possibilità di formulare eccezioni inerenti il decorso di termini di decadenza e/o prescrizione, antecedenti alla notifica degli stessi, essendo i ruoli sottesi divenuti inoppugnabili.

Ed infatti, come affermato dalla giurisprudenza, “in assenza di tempestiva impugnazione delle cartelle di pagamento, i ruoli ivi indicati, stante la natura strettamente impugnatoria del procedimento tributario, devono ritenersi divenuti inoppugnabili, con conseguente consolidamento delle pretese tributarie ivi contenute” (Cass. n. 16814/14 );

Destituita di fondamento è in ogni caso l’eccezione di prescrizione.

Si evidenzia infatti che gli atti impugnati recano al proprio interno importi accertati e liquidati a titolo di crediti erariali, in relazione ai quali è pacifica l’applicabilità del termine di prescrizione decennale ex art. 2946  c.c., decorrente dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell’ultimo atto interruttivo rivolto al contribuente.

La Corte di Cassazione ha infatti affermato a più riprese la non applicabilità a tali crediti del termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948  n. 4 c.c. per le cc.dd. “prestazioni periodiche”, non potendo i crediti erariali considerarsi tali, derivando gli stessi, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione circa la sussistenza dei presupposti impositivi.

Sul punto, si richiamano le recenti Ordinanze della Corte di Cassazione n. 25716/2020 , n. 16232/2020  e n. 32308/2019 .

Non risulta peraltro conforme a diritto neppure con riguardo all’affermata applicazione del termine quinquennale relativamente alle sanzioni, parimenti oggetto della cartella impugnata, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario (cfr. Cass. S.U. n. 25790/2009 , Cass. n. 8814/2008 ); …”.

Nessuna prescrizione è dunque maturata, essendo stato, il relativo termine utilmente interrotto mediante l’attività notificatoria posta in essere dall’Ente creditore e dall’Agente della Riscossione.

Circa le ulteriori eccezioni formulate da controparte, si evidenzia quanto segue.

La parte ha altresì eccepito l’intervenuta autonoma impugnazione dell’avviso di accertamento esecutivo, in relazione al quale sarebbe “tutt’ora pendente il ricorso innanzi alla Suprema Corte di Cassazione rg. n.22145/2016”.

In proposito, si rileva quanto segue.

L’atto in oggetto è stato emesso, ai sensi dell’art. 29  D.L. n. 78 del 2010 , direttamente dall’Ente impositore Agenzia delle Entrate, che è dunque l’unico soggetto legittimato a contraddire in ordine alla sua legittimità.

Si evidenzia in ogni caso che parte ricorrente nulla ha dedotto in ordine alla sussistenza di provvedimenti giudiziali a sé favorevoli e/o sulla sussistenza di provvedimenti sospensione dell’esecutività di tale avviso, con conseguente infondatezza del motivo di opposizione proposto, per come – genericamente – formulato.

Chiedeva quindi declaratoria di inammissibilità/rigetto della proposta opposizione, con vittoria delle spese di lite.

Deve premettersi come nella presente sede oppositiva alla esecuzione esattoriale presso terzi, alla luce delle motivazioni formulate dall’odierno opponente, atteso che “è di competenza del G.E., in questa fase la sola delibazione sommaria dei motivi di opposizione unita-mente alla valutazione del sussistere di gravi motivi che possano determinare la sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 624  c.p.c.”, la valutazione di alcuni dei motivi addotti sia da considerarsi preclusa al giudice ordinario, dovendo trovare invece tutela dinanzi al G.T., come in effetti avvenuto.

In particolare deve ritenersi:

“1. Che la competenza del G.E. per le pretese tributarie è circoscritta alle doglianze relative agli atti dell’esecuzione forzata e nei limiti dell’art. 57  D.P.R. n. 602 del 1973 , mentre resta piena la competenza per le pretese extratributarie;

2. Che l’opposto si è costituito ed ha depositato gli estratti di ruolo da cui evincersi come le pretese azionate siano sia di natura tributaria per le quali l’esame del G.E. è limitato alle sole fattispecie previste dall’art. 57  D.P.R. n. 602 del 1973  contemperate con la sentenza n. 114/2018 della Corte Costituzionale , oltre a quelle di natura extratributaria;

3. Che facendo propria giurisprudenza di legittimità per i crediti tributari restano escluse dalla giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti atti dell’esecuzione tributaria successivi alla notifica delle cartelle di pagamento ed ove prevista dell’intimazione di pagamento di cui all’art. 50  D.P.R. n. 602 del 1973  per le quali continuano ad applicarsi le disposizioni del predetto decreto;

4. Che nessuna doglianza era formulata avverso gli atti della procedura esecutiva, che appariva regolarmente introdotta e coltivata e l’atto di pignoramento appariva correttamente redatto;

5. Che l’atto di pignoramento appare corretto con l’indicazione delle cartelle esattoriali poste in esecuzione e della normativa di riferimento per il calcolo degli interessi e compensi;

6. Che l’opposto depositava estratto di ruolo con l’indicazione delle cartelle esattoriali azionate e dei relativi crediti ivi contenuti;

7. Che l’individuazione dei crediti è correttamente effettuata con l’indicazione delle relative cartelle esattoriali (la cui notificazione è stata documentata) e per altro non appare aver determinato incertezza nell’opposto che si difende depositando l’odierna opposizione, dopo avere opposto l’a.a. del 2016 concernente le cartelle del 2011, 2012 e 2016, relative alle sanzioni ex D.Lgs. n. 472 del 1997  in relazione alla veridicità del prezzo di cessione di terreni agricoli ed aziende a terzi;

8. Che l’atto di pignoramento indica la base di calcolo degli interessi, la normativa di riferimento e gli interessi richiesti ed altrettanto per i compensi di riscossione”.

Difatti, seppure parte opponente contesti, tra i motivi valutabili nella presente sede la rituale notifica delle cartelle prodromiche al pignoramento presso terzi impugnato, circostanza attestata dalla documentazione in possesso dello stesso concessionario, oltre alla decadenza da parte del concessionario dalla potestà di riscossione (non configurabile, trattandosi di pretese di natura tributaria, in cui si verifica dopo un decennio senza atti interruttivi, nella specie costituiti dal citato a.a. del 2016, ma comunque non intervenuta, se si considera che la prima e più risalente delle citate cartelle è stata emessa nel 2011, e le altre in anni successivi), mentre, come detto, quanto al merito della pretesa creditoria – ed alla corretta applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997 , ciò si appartiene alla giurisdizione delle CC.TT., dinanzi alle quali vi è stato giudizio, ora in fase di Cassazione, senza che sia stato mai emesso provvedimento sospensivo della esecutività degli atti di accertamento impugnati, che possono quindi essere posti in esecuzione con la procedura presso terzi in questione,

ivi compresi gli accessori del credito, quali aggi di riscossione ed interessi di mora,

peraltro previsti normativamente con disposizione di legge o da decreto ministeriale del MEF, comuni a tutto il territorio nazionale, portati da normativa che non risulta dichiarata costituzionalmente illegittima, seppure la relativa questione e doglianza pare essere stata sollevata da alcune CC.TT., ed in ordine alla cui prescrizione-decadenza (trattandosi di accessori di credito di natura tributaria) valgono le stesso considerazioni di cui sopra;

quanto alla scelta da parte del concessionario del procedimento presso terzi c.d. speciale o tributario le doglianze non hanno valenza alcuna, laddove si rilevi che la normativa di riferimento conferisce valenza di t.e. oltre che di precetto di pagamento alla semplice cartella esattoriale, e che il concessionario, una volta accertata la intervenuta rituale notificazione della stessa può procedere direttamente, senza necessità di controllo giudiziario (dall’anno 2017) ad effettuare il pignoramento di retribuzioni ovvero giacenze di rapporti bancari o postali, acquisendo le somme spettanti su autorizzazione del GE,

per cui va totalmente disattesa la presente opposizione, con ogni conseguenza quanto alle spese di lite.

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